Un pesce che spicca il volo

“Inattività, immobilità, inazione, inerzia, inoperosità, stagnazione, staticità, ozio. Eccomi al vostro cospetto, irradiatemi dei vostri poteri, fate di me ciò che volete, non opporrò resistenza, sono qui, sono vostra.” Se si è costretti a letto per un lungo periodo, l’immobilità e l’ozio sono due pesantissime palle di piombo incatenate alle tue caviglie. Per uno strano scherzo del destino la tua mente volteggia invece leggiadra e instancabile sul palcoscenico di pensieri stremati.

Non c’è nient’altro da fare che correre ai ripari. Quindi ho preso sotto mano un classico della divulgazione per le donne in attesa, ovvero Che cosa aspettarsi quando si aspetta di Heidi Murkoff e Sharon Mazel, e sono andata alla ricerca di qualche spunto di ispirazione divina. Ebbene ho scoperto che un intero capitolo del volume è dedicato alle matrioske allettate come me. Ho ingurgitato tutti i consigli utili e qui ve ne riassumo e riporto qualcuno, con qualche licenza interpretativa.

  • Tenersi in contatto: sfondate i cellulari di amiche e parenti con messaggi febbrili sulle più disparate tematiche. A questo proposito colgo l’occasione per ringraziare le mie interlocutrici preferite L., F. e N. che prontamente rispondono ai miei vocali su whatsapp senza rimproverarmi mai il grado di frivolezza dei dibattiti che intavolo per puro intrattenimento, che si tratti del royal wedding o delle serie tv su netflix. Ve ne sono immensamente grata.
  • Organizzare la giornata:  la parola d’ordine è creare una successione organica di eventi che si ripetono ogni giorno e a cui anelare disperatamente, ad esempio lo spuntino con crema di nocciole e cacao alle 16.00 e alle 21.00 (un esempio casuale questo, qualsiasi emulazione è a vostro rischio e pericolo).
  • Shopping online per il bambino: qualcuno ha detto shopping? Che partino le danze! Lambadaaaaa!
  • Farsi belle: sapete che in poche settimane di allettamento forzato la muscolatura può ridursi del 40%? Ora se già partiamo con la dotazione muscolare di un bradipo centenario dopo qualche giorno di obbligata orizzontalità la nostra tonicità sarà pari a quella di una gelatina di lamponi fluorescente e no, non chiedetemelo nemmeno, per questo male non vi è rimedio. Ma, e c’è un ma, possiamo intervenire su altri fronti. Ad esempio afferrare stucco, gesso, scalpello e tutto lo strumentario di un restauratore e darci animosamente al make-up. Funziona!

Ma cambiamo registro per un attimo e facciamoci più seri.  Il più importante di tutti i consigli è  non perdere di vista il premio.

Sono un tipo molto razionale che di rado si concede il lusso di fantasticare. Se un obiettivo non è realizzabile e tangibile fin da subito, non merita il mio interesse. Ho sempre cercato di non illudermi, di non desiderare nulla che non potessi avere la certezza di raggiungere. Ma la vita è buffa e a volte ti chiede di respirare fuor d’acqua benché tu sia un pesce. Ed eccomi qui a esercitare i miei polmoni, ricordandomi più volte al giorno che il piccolo starà bene e che presto potrò stringerlo a me. Ma soprattutto immagino il suo bellissimo papà che con occhi lucidi lo vede per la prima volta e per la prima volta sente il suo battito andare al ritmo di quello di una personcina appena venuta al mondo attraverso il mio corpo.

Questa è l’immagine più forte, il mio mantra, il mio diaframma. Sì perché è grazie ad essa che divento un pesce che spicca il volo e, in aria, respira.

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