Voi che state per venire al mondo

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A voi che state per venire al  mondo, sappiate che questo pianeta tondo tondo è pazzesco. Vi offrirà il sapore aspro del limone, vi lascerà le labbra salate e la schiena ruvida di sabbia al mare, vi avvolgerà con il seno caldo di una madre, vi elettrizzerà con lo scroscio delle cascate, vi prenderà a frustate il cuore la prima volta che vi innamorerete, vi graffierà la gola quando soffrirete tanto da capire di essere vivi, e voi che state per venire al mondo, questo mondo, lo amerete tanto, stringerete i denti e lo respirerete avidamente.

Però, a voi che state per venire al mondo, devo confidare una cosa. Non appena metterete piede su questa terra continueranno a ripetervi che siete il futuro. Sì lo so, come darvi torto, non siete ancora arrivati, cosa potete saperne voi del futuro? Ma la verità è che ne sapete molto più di noi che siamo qua giù ormai da tanto tempo e ci vantiamo di fare funzionare tutto. Abbiamo disimparato tante cose, sì proprio noi che ci teniamo tanto a insegnarvi tutto.

A voi che state per venire al mondo bisogna parlare chiaro, perché poi ve ne accorgete quando mentiamo. Anche se vi diremo che i bambini sono tutti uguali, qui sulla terra abbiamo previsto percorsi diversi per alcuni di voi. Gli uni possono arrivare su su in alto e decidere le sorti di questo mondo, gli altri invece devono accontentarsi di quello che resta. Oh sì, ci sono gloriose eccezioni, alcuni riescono a conquistare un posto nel mondo che non gli era destinato. E noi, che siamo bravi a dare il giusto valore alle cose, ci premuriamo di farli diventare degli eroi e quindi nient’altro che gloriose eccezioni. Chi sono gli uni e chi gli altri? Ah giusto, voi questo ancora non lo avete imparato. Sono i maschi e le femmine, sì come il papà e la mamma, il fratellino e la sorellina.

Per voi che state per venire al mondo, però, i bambini sono tutti uguali. Che importa se c’è chi si chiama Sofia e chi Marco, tutti amate costruire e distruggere castelli di sabbia, arrampicarvi sui ciliegi nel giardino dei nonni e rubare pizzicotti di impasto crudo mentre lasciano lievitare la pizza. E noi, questa volta, vi chiediamo di insegnarci come si fa. Come lo aggiustiamo questo pasticcio che abbiamo combinato?

Non ho capito. Come dite, dobbiamo lasciare fare a voi? Aspettate, diteci almeno cosa avete in mente… Ehi ma cosa state facendo? Vi tenete tutti per mano, maschi e femmine. Ora avanzate, stretti in una catena umana. Ma dove state andando?

“Dove state andando?!”
“A disegnare il futuro, e questa volta ci portiamo dietro anche i pastelli rosa.”

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Lo slogan “The future is female” fu coniato negli anni ’70 per la prima libreria femminista di New York, la Labyris Books. Recentemente è tornato alla ribalta dando voce a una nuova ondata di rivendicazioni sociali.  Poi c’è stata Chimamanda Ngozi Adichie che con il suo “Dovremmo essere tutti femministi” ha semplificato i punti cardine dell’uguaglianza tra i generi tanto da renderli pop. Ed è proprio lei che ci indica la strada: “Vorrei che tutti cominciassimo a sognare e progettare un mondo diverso. Un mondo più giusto. Un mondo di uomini e donne più felici e  più fedeli a se stessi. Ecco da dove cominciare: dobbiamo cambiare quello che insegniamo alle nostre figlie. Dobbiamo cambiare anche quello che insegniamo ai nostri figli.”

Nel racconto iniziale i toni sono quelli candidi  e ingenui del mondo infantile, ma sono anche i più delicati e quindi i più appropriati per formulare un augurio: che dopo un passato e un presente a caratteri maschili, si scriva finalmente un futuro a caratteri femminili. Non ci sarà nulla di più compiuto che vederli insieme, tutti e due.

 

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