Un corpo che ama

Ho letto di donne che hanno odiato per anni questa e quell’altra parte di se stesse, hanno vivisezionato il loro corpo con lo scrupolo di uno scienziato pazzo, ne hanno studiato la superficie e le membra per poi decretare che andava nascosto. Coperto. Sempre. Nella mente le voci degli altri, di quelli che stanno al di là del corpo. All’orizzonte pudore e vergogna, mascherati da buon senso.

Io sono quelle donne.

Ho letto di donne che hanno deciso di amarsi. Si sono sbarazzate delle voci degli altri, quelli che stanno al di là del corpo. Hanno capito che i polmoni servono a respirare, le mani ad accarezzare, la bocca a mangiare, la lingua ad attorcigliarsi alla lingua d’altri, i piedi a correre, gli occhi a scorgere l’invisibile, la pancia a contorcersi di emozione, le ginocchia a piegarsi senza spezzarsi, le unghie a graffiare le vittorie e i fianchi a sostenere le sconfitte.

Io sono diventata quelle donne.

LoreMaternity014

Il mio corpo si è trasformato in un corpo che ama. Prendo in prestito questa espressione coniata da Marianna Martino che ha lanciato proprio qualche giorno fa l’hashtag #uncorpocheama. Marianna invita ognuno di noi a pubblicare una foto del nostro corpo descrivendone le parti che odiamo e che amiamo di più. Scopriremo, promette lei, che queste ultime prevarranno sulle prime.

L’accettazione dei nostri difetti e la valorizzazione dei nostri pregi fanno parte di un lungo percorso che spesso avviamo inconsciamente dentro di noi quando smettiamo di dare ascolto alle voci canonizzanti che stanno al di là del nostro corpo, ovvero al di fuori di ciò che siamo e desideriamo. Il climax di questo percorso, il suo punto di non ritorno, spesso si materializza quando iniziamo a percepire il nostro corpo come natura che pulsa e ragione che inventa.

Mentre per altri questo cambiamento può verificarsi in momenti più o meno salienti, per me è avvenuto di pari passo con la gravidanza. Il mio corpo si è fatto terreno che nutre vita. Che importa se le gambe si sono gonfiate a dismisura, uno strato profondo di buccia d’arancia imperversa su di esse, le siringhe che devo fare ogni sera hanno maculato la mia pelle di chiazze violacee, il mio collo longilineo si è fatto tozzo e morbido, il viso è tanto rotondo da mascherare leggermente il sempre odiato naso d’aquila, i piedi mi bruciano tumefatti, il seno sembra volersi gonfiare tanto da prendere il volo? “Che importa?” Mi dico quando mi guardo allo specchio. Io lo vedo il mio corpo, lo vedo davvero, e sapete che cos’è? È una macchina delle meraviglie, esattamente come il vostro, sempre e nonostante tutto.

Marianna, avevi ragione.

#uncorpocheama
#unamacchinadellemeraviglie

LoreMaternity016

 

 

 

 

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